La parola della domenica
Sunday28 November, 2010, 11:43
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1 ° DOMENICA DI AVVENTO

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaia

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

SALMO  RESPONSORIALE (Sal 121)

Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! 

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

 Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

COMMENTO ALLE LETTURE

Chi non si è mai sentito rivolgere, almeno una volta, l’espressione: “Tieniti pronto!”. Anzi, in svariate occasioni, tale espressione avrà causato anche un certo nervosismo, come succede non di rado quando si ricevono ripetitivamente esortazioni e raccomandazioni tutto sommato scontate.
Pur tuttavia, tale espressione ha proprio lo scopo di focalizzare maggiormente l’attenzione su qualcosa che in quel determinato momento assume importanza fondamentale e prioritaria rispetto a quanto si sta facendo… e che magari ha comunque una sua importanza.
Tenersi pronti per entrare sul terreno di gioco, per entrare nell’aula di esame, per entrare dal dentista, per sottoporsi ad una visita è ovvio…
E se qualcuno ci dicesse improvvisamente di tenerci pronti a morire? Innanzitutto guarderemmo in faccia questo qualcuno forse un po’ seccati per aver osato rivolgerci una esortazione così poco educata. E una volta digerita questa immediata comprensibile reazione ci chiederemmo, forse, in cosa potrebbe consistere questa “preparazione” per un evento non considerato poi così imminente e che, a conti fatti, sembra riguardare sempre altri…
Il brano di vangelo di questa domenica scioglie questa perplessità e risponde a queste due domande usando delle “metafore” prese dalla vita per orientarci come si deve alla “vera” vita.
E sono “metafore” da assimilare bene da parte dell’anima onde mente, cuore e …corpo la possano seguire nella ferialità del vivere, senza troppo perdersi dietro a gozzoviglie e ansie del tutto fuori luogo e improduttive sul piano reale della vita “vera” dell’al di là… 
Va subito ricordato che questo brano di Matteo è situato nel contesto delle “istruzioni generali per chi ha a cuore il Regno di Dio” e magari offre, per grazia, la sua “inutile” collaborazione di servo.
E tale contesto esistenziale è veramente ”unico” nel suo genere…e tale pertanto da far considerare come “unica” l’esortazione a “tenersi pronti”…che tradotta in pratica di comportamento quotidiano induce a un modo di vivere “unico” avente come parametro “unico” di riferimento “il Regno di Dio”. Questa è la cosiddetta “radicalità” del vangelo.
In teoria è facile riconoscere alla “causa del Regno di Dio” il primo posto e un suo valore primario assoluto…ma se l’esortazione ci mette in crisi proprio sul come viviamo la “quotidianità” una conclusione la dovremmo tirare…
E la conclusione consisterebbe proprio nel cambiare stile di vita…cosa che, al tempo di Noè, non fecero tutti… avviandosi a quella fine che tutti conosciamo.

C’è però anche un aspetto particolare nel brano del vangelo di Matteo, un aspetto che potrebbe riguardare anche i non credenti. Se per i credenti e gli appassionati del Regno di Dio l’esortazione a tenersi “pronti” comporta un cambio radicale di prospettiva (anteporre sempre la causa del Regno di Dio alla causa del proprio “orticello” mettendo al bando bizzarrie spirituali , gozzoviglie mistiche e vanità raffinate, presunzioni e asprezze)… per i non credenti, l’esortazione a tenersi pronti, dovrebbe orientare ad una vita incline alla sostanza delle cose e non alla apparenza…onde non si becchino questo soave biasimo del Dalai Lama: “Dell’umanità, mi sorprendono di più gli uomini, perché perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute… Perché pensano tanto ansiosamente al futuro che dimenticano di vivere il presente, in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro… Perché vivono come se non dovessero morire e perché muoiono come se non avessero mai vissuto”.

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